Immortal – quando l’amore diventa dannazione.

«Sei il mio Angelo» mi sussurrò con voce roca all’orecchio.
«Senza di te sarei perduto». Si rendeva conto dell’effetto delle sue parole su una persona disperatamente innamorata di lui?
Mi chiesi se non l’avesse fatto per convincermi a risolvere il guaio in cui si era ficcato, o se fosse venuto da me semplicemente per cercare rassicurazioni dall’unica ragazza che sapeva per certo che l’avrebbe amato, a prescindere da quello che combinava.

Quello che mi ha spinto a leggere questo romanzo è stato l’orgoglio di twilighter, quando sulla copertina ho visto scritto il commento di Cosmopolitan al romanzo: “Una Stephenie Meyer per adulti”. Siccome questi confronti, nel bene e nel male, mi fanno adirare, non ho potuto fare a meno di acquistarlo.

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È un inverno che non dà scampo quello che avvolge nel gelo e nella neve il piccolo paese di St. Andrew, nel Maine, a pochi chilometri dal confine canadese. È notte e la foresta ghiacciata Pare sussurrare nell’oscurità.
Luke, giovane medico di turno, si ritrova davanti una ragazza dall’apparente età di diciannove anni e dalla bellezza eterea e struggente. È atterrita e chiusa nel silenzio ,ma i suoi occhi sembrano gridare. Ha appena ucciso un uomo, abbandonandone il cadavere nel bosco. Si chiama Lanny e con voce appena udibile, sostiene di aver ucciso quell’uomo perchè era stato lui a chiederglielo. Prega Luke di aiutarla a scappare. Quando il dottore rifiuta, Lanny afferra un bisturi e si squarcia il petto nudo.
Quello che succede dopo cambierà le loro vite per sempre.
Luke, sconvolto, accetta di aiutarla a scappare oltre il confine. E durante la fuga, lei gli rivela il proprio passato. Lanny è immortale e ha più di duecento anni. Il suo è il racconto di una donna travolta da un amore torbido, appassionato e mai ricambiato abbastanza.
È il racconto di un uomo ossessionato dalla bellezza e dal bisogno di possederla, un uomo che trasforma la passione fisica in uno strumento di dominio.
È il racconto del terribile prezzo da pagare in cambio della vita eterna.

Il mio rating: 

Iniziamo subito dal sottolineare il fatto che Alma Katsu e Stephenie Meyer non c’entrano nulla l’una con l’altra. Entrambe parlano di amore, ma l’amore, come la vita, può avere mille sfaccettature ed Alma Katsu ha scelto di raccontare quello più torbido, un amore irrazionale, carnale, un amore che diventa una dannazione.

Dopo un inizio davvero interessante, durante il quale incontriamo la protagonista, Lanore, rinvenuta nel bosco ricoperta di sangue ed accusata di omicidio, veniamo catapultati nel 1809 nella stessa cittadina di St. Andrew. L’autrice ci racconta il passato di Lanore attraverso le parole della stessa protagonista che ci racconta di questa piccola cittadina del Maine e della sua famiglia. Ma cosa più importante incontriamo subito la ragione della dannazione di Lanore: Jonathan St. Andrew. Figlio del fondatore del villaggio, bello in modo innaturale tanto da renderlo amato dalle donne quanto odiato dagli uomini. Già qui il lettore che ha letto il commento di Cosmopolitan potrebbe pensare che il soggetto sovrannaturale sia lui, invece no. Jonathan è semplicemente un ragazzo estremamente bello e per questo motivo tutti gli uomini lo odiano e lui decide di “accontentarsi” della compagnia femminile.

Da qui hanno inizio tutti i tormenti di Lanore, ossessionata dalle pulsioni provocate da Jonathan e dalla sua voglia di portare il loro rapporto su piano carnale, con la consapevolezza che il suo amore non verrà mai ricambiato nello stesso modo. Ciò che Lanore vorrebbe è incatenare l’oggetto delle sue attenzioni a sé, ed è questo il filo portante di tutto il romanzo.

Fino a qui nessun elemento fantasy all’orizzonte, ma ovviamente arriva la svolta. Lanore viene allontanata da St. Andrew – non vi dirà il perché per non spoilerare – e mandata Boston per essere affidata ad un convento, qui pensa bene di perdersi ed affidarsi a tre sconosciuti che la portano in una villa dove verrà seviziata tutta notte da un branco di pervertiti. Il “buon” padrone di casa per salvarle la vita decide di renderla immortale. Già perché i tre sconosciuti ed il loro capo, Adair, non sono altro che degli immortali. Non si tratta di Vampiri, nessuno di loro beve sangue, semplicemente sono stati tutti trasformati grazie ad una pozione.

Il romanzo così va avanti descrivendoci la vita di questi immortali, che come stile ricorda una via di mezzo tra “Intervista col Vampiro” ed “Eyes Wide Shut”. Sostanzialmente la loro vita è scandita da feste, sesso, lusso e tante altre cose vanesie. Da questo ritratto ne viene fuori che l’immortalità è estremamente noiosa, come tutta la prima parte del libro, specialmente i pezzi riguardanti il presente e la fuga di Lanore con Luke, il dottore che l’ha aiutata a scappare dall’ospedale prima che il capo della polizia la riportasse in prigione.

Ad essere onesta il romanzo recupera nella parte finale, finalmente Lanore diventa meno passiva e più attiva, il suo personaggio prende coscienza e diventa interessante. Infine riusciamo a capire l’importanza reale di Jonathan anche se ci rimane oscuro il suo fascino.

Per quanto riguarda le scene di violenza sessuale, che nel libro sono più volte raccontate, sembra quasi che l’autrice non abbia il coraggio di sostenere queste sue scelte stilistiche. Nel racconto c’è molto distacco, anche i sentimenti che guidano la volontà di Lanore non vanno al di là delle pagine stampate. Quello che arriva al lettore è ben poco rispetto ai sentimenti che il libro dovrebbe suscitare.

Per quel che mi riguarda, questo libro non mi ha colpita affatto. Nonostante tutto “Immortal” ha la particolarità di essere una novità nel mondo dell’Urban Fantasy e la sua storia ha ben poco in comunque con quello che è presente nel panorama Fantasy, il ché rappresenta una nota positiva. Visto che si tratta del primo di una serie, aspetto di leggere il seguito per farmi un’idea più chiara, nella speranza che sia la storia che i suoi protagonisti assumano spessore.

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