“La Biblioteca dei Morti”: Il più grande enigma è tra le pagine di un libro

LA BIBLIOTECA DEI MORTI

Di Glenn Cooper

«Quel bambino è il settimo figlio, ormai non ci sono dubbi. Ha un enorme potere», disse Paolinus.
«Al servizio del bene o del male?» domandò Josephus, tremante.
Paolinus fissò il confratello e arricciò le labbra, ma non rispose.

Ci ho messo un’infinità di tempo per recensire questo libro a causa di una serie infinita di piccoli imprevisti, ma finalmente eccomi qua.. e scusate il ritardo !

Avevo voglia di leggere un libro un po’ di svolta, forse per staccarmi dalle atmosfere gotiche e medievali di ‘Black Friars’, e quindi cercando un po’ sul web prima di prenderlo in libreria, ho trovato questo libro, ‘La Biblioteca dei Morti’ di Glenn Cooper, apripista di una trilogia che non ha un nome, ma due seguiti ‘Il Libro delle Anime’ e ‘La Mappa del Destino’. Dicevo che è un genere del tutto nuovo rispetto alle mie precedenti letture, pur facendolo rientrare appena nel filone fantasy, visto che questo libro è un thriller in tutto e per tutto, ma ecco un accenno della sua trama.
Will Piper, Unità furti e crimini violenti del FBI di New York, si trova di fronte al caso della sua carriera: nella città si verificano omicidi così diversi per il modus operandi, che sarebbe impossibile collegarli tra di loro, se non un unico e sconcertante dettaglio che li accomuna: ognuna delle vittime, giorni prima di morire, riceve una cartolina anonima che riportava solamente  una bara disegnata e la data del giorno in cui sarebbero deceduti. Trovare l’assassino, ribattezzato dai media ‘Doomsday’ diventa sin da subito un’impresa più che ardua. Ben presto Will e l’energica collega Nancy Lipinski inizieranno a brancolare nel buio.
Dall’altra parte degli USA, Mark Shackleton, ex-compagno di college di Will Piper, vive la sua monotona vita di informatico, anche se il suo lavoro non è del tutto comune: è uno dei geni che lavora nella segretissima Area 51 in cui viene custodita ‘La Biblioteca’. La voglia di rivalsa da una vita di vecchi sorprusi e senza stimoli faranno si che Mike commetta l’impensabile, essendo il custode del più grande segreto mai celato dal Governo, che potrebbe cambiare per sempre il corso della storia del Mondo… ma Will Piper ancora non sa che ciò lo legherà a doppio filo con le sue indagini su Doomsday.
Ma tutto questo ha origine secoli e secoli fa. Nel 777 a Vectis, nell’isola di Wight, l’abate del monastero prende a vivere con sè Octavius, settimo figlio di un padre nato da sette fratelli, che una profezia vuole arrechi con sè un grande male. Il ragazzino infatti già da subito non sembra del tutto normale, apatico e asociale, non parla e non sa scrivere. Fino a quando un giorno, contro ogni logica, comincia a scrivere elenchi infiniti, l’abate con enorme sconcerto capisce che quegli elenchi sono una sfilza di nomi di persone con affiancata la loro data di nascita e data di morte effettiva. Da qui nel corso di anni e anni il mistero della libreraria con annotate le date di morte di ogni persona verrà ben celato fino a quando il presidente degli USA Truman ed un manipolo dei vertici dei Servizi Segreti guidati da Winston Churchill, deciderà di insabbiare tutta la storia, creando la celebre Area 51.

Come si evince dalla trama molto riassunta, c’è davvero tanta carne al fuoco, e questo come sempre, è un lama a doppio taglio. Inizio con il darvi le mie impressioni  a freddo: sono un po’ interdetta.

Questo libro mi è stato consigliato come un ‘giallo eccellente’ e devo dirlo, gli spunti sono davvero davvero ottimi, e quindi se era un thriller quello che stavo cercando, mi era sembrato di fare centro leggendone le prime pagine. Il libro scorre, questo si, ma come avrete capito dalla trama, si snoda in quattro grandi macrostorie: le vicende di Will, quelle di Mark, l’origine della Biblioteca nell’Abbazia di Vectis, gli intrighi del Governo per celare il segreto negli anni ’40.  Queste continue digressioni mi sono piaciute, la storia acquista complessità grazie a queste, e se le indagini di Will sono il fulcro, tanto che possiamo definire lui il protagonista, capiamo andando avanti che anche questa storia non è altro che un tassello di una più ampia.

La parte migliore di tutta la storia è a mio avviso quella legata all’Abbazia dell’Isola di Wight e dell’ancestrale dono di Octavius, ed è anche l’elemento fantasy della storia, ed in questo Cooper fa scattare il suo genio. Una strana profezia medievale legata al numero 7 (ahahaha non ritorna anche questo numero in Harry Potter?), fa si che un bambino strano e apatico venga investito (per motivi non meglio precisati) da un potere sovrannaturale quanto epico: riesce a scrivere i nomi di tutte le persone nate da quel periodo in poi annotandone anche la morte. Va a creare così un’enorme biblioteca di nomi, e questo dono anomalo si estenderà anche alla sua dinastia nel corso dei decenni. E qui il lettore s’interroga: tu cosa faresti se fossi a conoscenza di un potere simile? Lo terresti segreto temendone le conseguenze o lo diffonderesti?

Questo sono i quesiti diametralmente opposti dell’intero libro. Il Governo degli USA durante gli anni ’40 farà del tutto per insabbiare questa storia: non tanto interrogandosi sulla natura più o meno divina di questi libri, ma sulla certezza che l’umanità non reggerebbe il peso di sapere con esattezza quando morirà. Diversamente invece la penserà Mark Shackleton, se sai quanto ti resta da vivere forse, vivresti la vita in maniera diversa godendo di ogni giorno che ti viene concesso, e chi non vorrebbe sapere in che maniera se ne andrà via, per prepararsi psicologicamente o riparare alle faccende lasciate in sospeso prima della fine ?

Insomma, il lettore si trova di fronte ad una storia che si fa via via più ampia e che ci riguarderebbe tutti, se fosse vera, e che a suo modo fa riflettere: come reagiremmo noi se cercassimo il nostro nome tra quelle pagine? Ma la storia del libro è fatta anche da piccole micro-storie che si snodano: scoprire insieme a Will Piper chi è Doomsday. E qui è la pecca. Facendo attenzione a non rivelarvi nulla, il giallo degli omicidi di New York che fa da apripista e dà l’input all’intera storia, è abbastanza banale, si capisce immediatamente che nulla è come sembra, o almeno lo comprende il lettore, che a differenza di Will è a conoscenza dell’esistenza di altri elementi, come ‘La Biblioteca di Morti’ appunto. Lo stesso Will che dovrebbe essere il protagonista, a mio avviso mi sembra la classica macchietta del poliziotto in gamba ma burbero che non ama le regole, che viene affiancato dalla classica bella agente in un caso che non riesce a sbrogliare. Poco prima del suo pensionamento. Già visto insomma. Le cose non migliorano con i restanti personaggi che non sono così ben delineati, ad eccezione forse di Mike, ma che diventa solo un ‘personaggio in prestito’, un escamotage per far fuoriuscire il segreto della Biblioteca.

Se uno storico leggesse questo libro, sicuramente strabuzzerebbe gli occhi e inarcherebbe un sopracciglio. Glenn Cooper riscrive la storia, scomodando niente pò  pò di meno che il presidente Truman e Churchill che insabbieranno la vicenda della scoperta dell’Abbazia di Vectis in un intreccio diplomatico .. devo dire che l’ho trovata una mossa audace e divertente: quale posto migliore per tenere segreto un mega segreto se non la celeberrima Area 51, che invece di contenere alieni qui, contiene solo vecchi libri?

Quindi per cercare di concludere, il libro ha un ottimo impianto narrativo dato dalle quattro macrostorie i cui destini sono legati da questa ‘Biblioteca dei Morti’, lo stile è di per sè molto semplice e fluisce abbastanza bene nonostante le moltissime digressioni, ma se si va a valutare in dettaglio, alcune cose, come i personaggi e le vicende, spesso appaiono forzate e un po’ tralasciate e ‘stiracchiate’. Per come la vedi io, 150 pagine circa non bastano per approfondire in pieno tutta questa trama di argomenti: specialmente la parte più affascinante che va dalla scoperta del potere Octavius ai suoi discendenti, avrei tanto voluto fosse più descritta e meglio centrata.

Per questo il mio rating è di 3 stelle e mezzo!  

Quindi si, sono sempre più convinta che ‘La Biblioteca dei Morti’ sembri più una gigantesca intro per i successivi due libri, come fosse un grande-antefatto che un libro a sè vero e proprio. Ma essendo la storia di fondo davvero molto buona e intrigante, gli concederò la possibilità di appassionarmi completamente appena avrò letto almeno il seguito, ‘Il Libro delle Anime’, visto che molti, moltissimi sono i misteri ed i quesiti lasciati irrisolti.

-Padme

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